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La figura dello straniero e il concetto di estraneità sono il soggetto della ricerca visuale di Extraneus – un film di Angelo Signorelli, Paola Tognon, Alberto Valtellina - presentato in anteprima a Bergamo, nella sede del Teatro Sociale, dal 24 giugno al 16 luglio 2006 all’interno di una nuova collaborazione tra le associazioni e-venti e Lab 80 Bergamo.
Il progetto si inserisce negli eventi di arte contemporanea proposti per la sesta edizione della manifestazione “la Notte dei Musei/Musei di Notte” (24 giugno – 23 settembre 2006) in sinergia con l’Assessorato alla Cultura della Città.
A partire da un’analisi sul concetto di straniero, secondo approcci disciplinari e metodologici diversi (storico, antropologico, sociale, linguistico e politico) e utilizzando un’impostazione che possa
garantire una ricerca esente da pregiudizi e stereotipi, senza indulgere su populismi o difese identitarie, il progetto vuole indagare - con una presa diretta nell’ambiente quotidiano - la figura e la percezione contemporanea dello “straniero” che ciascuno di noi, in prima persona, elabora o vive.
Sull’idea che l’estraneità sia una condizione di vita, momentanea o continuativa, comune a molti soggetti, la figura dello “straniero” assume concretamente nuove dimensioni nella società contemporanea. Le interviste che tessono la trama di questo film si fissano dunque nel raccontare le
possibili estraneità per passaporto, identità linguistica, culturale, sessuale ma anche per categoria sociale, per storia di vita, professione, geografia, disagio mentale o fisico, per costrizione, immaginazione, per razzismo, genere, fondamentalismo, per scelta, per creatività e per necessità.
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Per portare qualche esempio concreto: dietro le moltitudini dei servizi offerti nelle società sviluppate, quante persone, a noi estranee, stanno operando? Pensiamo al guidatore della metropolitana, all’operatore cinematografico, al portiere notturno, ma anche ai call center, ai mercati notturni...così come a tutti quelli che pur avendo un’identità non hanno una carta di identità.
Strumento di lavoro è la telecamera che, attraverso una serie di ritratti, racconta nuove o persistenti identità straniere secondo una relazione di intimità e di libertà con le persone riprese: soggetti anonimi in quanto volutamente lontani dai tratti riconoscibili di chi ha già voce e volto affinché il film possa acquisire un valore extraterritoriale in una logica di indagine che fa del particolare il globale, dell’individuale il collettivo.
Il film Extraneus si compone di microstorie che, come puntate di una “fiction reale”, sono capitoli di un racconto sociale contemporaneo: lontane dallo spirito del reportage si compongono in una trama leggera, come l’instabile confine tra straniero e concittadino. |
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